Cop 27 sul clima: cosa dobbiamo aspettarci?

Iniziata domenica 6 novembre, la Cop 27 ospiterà duecento nazioni a Sharm el-Sheik. Saranno presenti anche migliaia di delegati governativi, scienziati, rappresentanti di istituzioni internazionali e ong.

La Conferenza mondiale sul clima delle nazioni unite durerà due settimane con l’obiettivo di attuare concretamente l’Accordo di Parigi e gli impegni della comunità internazionale in materia di problemi ambientali.

Nonostante l’Accordo raggiunto nel dicembre 2015, c’è ancora molto da fare per evitare una crisi climatica. È necessario trovare una soluzione per limitare la crescita della temperatura media globale a un massimo di 1,5 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali.

Le promesse avanzati dai vari governi mondiali sono molto lontane dall’obiettivo e, anche se le promesse fossero completamente rispettate, si raggiungerebbero i 2,5 gradi.

Non abbiamo ancora una road map credibile per gli 1,5 gradi – spiega il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) -. Anche se gli impegni fossero mantenuti per intero, la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra sarà attorno al 10% di qui al 2030. Per evitare un disastro climatico dobbiamo invece farle calare del 45%”.

Le nostre politiche, i nostri business, le nostre infrastrutture, le nostre azioni devono essere tutti allineati all’Accordo di Parigi”, ha dichiarato Simon Stiell, il nuovo segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).

Il principale obiettivo della Cop 27 è indicare un percorso chiaro e soprattutto condiviso dal mondo intero per abbattere le emissioni che alterano il clima. Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres occorre “ricostruire il rapporto di fiducia tra Nord e Sud del mondo”.

I paesi in via di sviluppo e più poveri risultano essere i meno responsabili dei cambiamenti climatici, ma ne patiscono le conseguenze peggiori. Infatti, gli impatti del riscaldamento globale sono inevitabili e colpiscono proprio le regioni meno fortunate del Pianeta, sia per motivi geografici sia per mancanza di risorse per adattarsi al cambiamento.

Per questo motivo, fin dalla Cop 15 di Copenaghen tenutasi nel 2009, la parte ricca di Pianeta di era impegnata a concedere 100 miliardi di dollari all’anno alle nazioni più bisognose con l’obiettivo di costruire dighe, rifugi, adottare piani di evacuazione o di soccorso e rendere più sicure le infrastrutture fondamentali per le loro economie. Dopo tredici anni quella somma non è ancora stata stanziata per intero purtroppo.

La Cop 27 in Africa, già fortemente criticata per lo scarso rispetto dei diritti umani in Egitto, risulta essere l’ennesima occasione per trovare una soluzione. Inoltre, anche il contesto geopolitico non è dei migliori con le tensioni tra Russia e Occidente legate alla guerra in Ucraina.

Fonte: Lifegate.it

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