Il 2013 ha segnato una data fondamentale per le sorti del panorama energetico italiano: se lo sviluppo delle rinnovabili, specialmente solare ed eolico, fosse proseguito come nel triennio 2010-2013, oggi il nostro Paese avrebbe potuto ridurre i consumi di gas metano di ben 20 miliardi di metri cubi l’anno. In questo modo l’Italia non sarebbe più stata così dipendente dal gas russo.

Molto interessanti sono i dati elaborati dall’ingegner Alex Sorokin che, insieme alle statistiche di Terna, ha creato una proiezione per l’anno in corso. Tutto ciò è stato fatto con l’intento di lanciare un importante appello al Presidente del Consiglio per quanto riguarda l’aumento del caro energia e per cercare di sensibilizzare ancora una volta l’Italia sul tema delle risorse rinnovabili.

Negli ultimi otto anni l’Italia avrebbe potuto installare, tra impianti solari ed eolici, almeno 50.000 MW in più rispetto a quelli già esistenti. L’energia elettrica aggiuntiva sarebbe di oltre 90 TWh l’anno e per produrne questo quantitativo occorrerebbero 20 miliardi di metri cubi di gas.

A seguito di queste proiezioni non è difficile capire come i vari governi che si sono succeduti negli anni non abbiano prestato particolare attenzione alle potenzialità delle rinnovabili che, proprio a partire dal 2013, hanno visto un brusco calo a causa della riduzione degli incentivi.

Inoltre, spiega Legambiente, “la crisi energetica che sta investendo l’Italia e l’Europa, legata al conflitto in corso e al ricatto del gas, e che si traduce anche in un forte rincaro delle bollette, si può superare solo investendo davvero sulle fonti pulite, sull’efficienza, l’autoproduzione e l’innovazione tecnologica. Senza dimenticare il contributo che potrebbero dare i 7.600 MW di pompaggi esistenti che – se sfruttati adeguatamente – sarebbero in grado di accumulare fino a 20 TWh di energia l’anno, pari al 7% del contributo elettrico nazionale”.

Il conflitto tra Russia e Ucraina ci mette davanti al fatto che non abbiamo più tempo da perdere. Non bisogna puntare sulla riapertura di centrali a carbone, ma su piano ben definito di sviluppo delle rinnovabili.

Fonte: qualenergia.it

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