Quali saranno le conseguenze della COP26?

La COP26, conclusasi lo scorso 13 novembre, è terminata con il raggiungimento del Glasgow Climate Pact, un accordo nato per rispettare il raggiungimento dell’obiettivo di limitare il riscaldamento globale di 1,5 gradi entro il 2100.

L’India, grazie all’aiuto della Cina, è riuscita a introdurre una modifica per avvicinarsi sempre di più ad una maggiore riduzione dell’utilizzo del carbone.

Fino all’ultimo sembrava proprio la Cina il paese da dover convincere a far approvare il testo, ma è stata appunto l’India a chiedere e a ottenere una modifica all’articolo 36 in cui il termine “phase out”, ovvero eliminazione, è stato sostituito da “phase down” cioè riduzione. 

Bisogna tenere a mente che l’India è il terzo Paese per emissioni derivanti da combustibili fossili. Inoltre una grande fetta della forza lavoro, circa 4 milioni di persone, lavora nel settore del carbone e il consumo è raddoppiato rispetto allo scorso decennio. Pur avendo promesso di investire massicciamente nelle rinnovabili, il governo ha pianificato l’apertura di decine di nuove fabbriche di carbone. L’unica nota positiva di questo accordo è un impegno per la prima volta globale a ridurre l’uso del carbone (e non a eliminarlo del tutto come precedentemente riportato nella bozza).

Il miglior risultato di questa conferenza è sicuramente il segnale di accelerazione dei tagli alle emissioni nel breve periodo: nel 2022 i Paesi dovranno proporre piani sempre più ambiziosi per il 2030. Al contrario, il lato negativo della COP26 è facilmente riscontrabile nel fatto che i partecipanti abbiano rimandato la gestione degli aiuti ai Paesi vulnerabili alla prossima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà in Egitto il prossimo anno.

Inoltre, secondo una ricerca che è stata pubblicata da The Scotsman, si stima che la stessa COP26 abbia generato emissioni pari a 102.500 tonnellate di anidride carbonica.

L’Italia ha, forse per la prima volta, giocato un ruolo chiave a livello internazionale sia per quanto riguarda la gestione e l’organizzazione del G20, sia per la conferenza di Glasgow. L’obiettivo del nostro Paese è ora quello di mantenere una posizione ambiziosa per il “Fit for 55”, ovvero il nuovo pacchetto di proposte climatiche dell’Unione Europea per definire gli investimenti verdi.

Fonte: corriere.it

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